Assicurazione professionale
Per alcuni è un obbligo di legge. Per gli altri è il contratto a deciderlo. La differenza cambia tutto.
Prima di confrontare massimali e franchigie, una domanda decide da che parte stai: sei iscritto a un albo professionale? Da lì dipende se l'assicurazione è un obbligo di legge o una scelta contrattuale — e le due situazioni non si affrontano con gli stessi criteri.
Se sei iscritto a un albo: è un obbligo, e ce n'è un secondo
Il DPR 137/2012, art. 5 impone al professionista iscritto a un ordine di stipulare un'assicurazione per i danni derivanti al cliente dall'esercizio dell'attività, compresa la custodia di documenti e valori ricevuti.
Il secondo obbligo è quello che quasi nessuno cita, ed è altrettanto vincolante: devi comunicare al cliente, al momento di assumere l'incarico, gli estremi della polizza, il relativo massimale e ogni variazione successiva. Non basta essere assicurato: bisogna dirlo, e dirlo al momento giusto. La violazione costituisce illecito disciplinare, e la sanzione è definita da ciascun ordine.
L'obbligo segue l'esercizio, non l'iscrizione. È legato al risarcimento del danno causato al cliente nell'esercizio dell'attività: chi è iscritto all'albo ma non esercita non vi è tenuto. È la distinzione che evita di pagare una polizza per un'attività che non svolgi.
Se non sei iscritto a nessun albo
Sviluppatori, designer, consulenti, copywriter: nessun ordine, nessun obbligo di legge. Chiunque ti dica il contrario ti sta vendendo qualcosa. La domanda diventa un'altra, e viene dal contratto: molti clienti — soprattutto grandi aziende e pubblica amministrazione — richiedono una copertura come condizione per firmare, con un massimale minimo indicato nel capitolato.
L'ordine corretto è quindi: leggi il contratto, poi assicurati. Sottoscrivere prima significa quasi sempre scegliere un massimale a caso, e scoprire poi che il cliente ne chiedeva un altro.
I criteri che contano, una volta chiarito l'obbligo
| Criterio | Perché decide |
|---|---|
| Retroattività | Copre i danni derivanti da lavori svolti prima della stipula, ma denunciati dopo. Se lavori già da anni senza polizza, è il primo punto da guardare: senza retroattività la copertura parte da zero e lascia scoperto tutto il pregresso. |
| Postuma (ultrattività) | Copre le richieste che arrivano dopo la fine del contratto. I danni di una consulenza emergono spesso a distanza di anni: senza postuma, chiudere la polizza chiude anche la protezione sul lavoro già fatto. |
| Massimale | Va rapportato al danno che la tua attività può causare, non al tuo fatturato. Un errore su un progetto da 5.000 € può bloccare una produzione da molto di più. |
| Perimetro dell'attività dichiarata | La polizza copre ciò che hai dichiarato. Se il tuo lavoro è cambiato — nuovi servizi, nuovi settori — e la dichiarazione no, la copertura può non operare proprio quando serve. |
Salute e continuità del reddito
La copertura sanitaria di base è pubblica e non si compra. Quello che un freelance non ha è il reddito durante una fermata lunga: le indennità della Gestione Separata esistono ma sono limitate, e la loro entità dipende dai contributi versati. Prima di guardare una polizza, guarda quanto hai accantonato: un fondo di sicurezza copre le fermate brevi meglio di qualunque contratto, e senza premio annuale.
→ Quanto accantonare · → I contributi INPS
Aggiornato al 23/09/2026. Fonte dell'obbligo: DPR 22 giugno 2012 n. 137, art. 5. Questa pagina non pubblica premi: una tariffa dipende da attività, fatturato e storico, e un «a partire da» non si applicherebbe a nessuno. Non è consulenza assicurativa.